Associazione “Antonello da Messina”, rubate le opere del Museo. Romeo: «Atto gravissimo, ferita alla città»
Scritto da Valentina Di Salvo il 18 Agosto 2026
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Milena Romeo, dell’Associazione “Antonello da Messina”.
Il furto del Polittico Madonna col Bambino tra i SS. Gregorio e Benedetto e della Tavoletta bifronte Recto- Madonna con Bambino benedicente e un francescano in adorazione, Verso-Cristo in Pietà, rappresenta un atto gravissimo e una ferita incalcolabile inferta al patrimonio artistico italiano e all’identità culturale della Città di Messina.
Le opere rubate sono le uniche dell’artista messinese che la Città possedeva e custodiva, presso il Museo Regionale Maria Accascina. L’associazione Antonello da Messina che presiedo insieme al direttivo, è indignata, addolorata e basita per questa sottrazione alla Comunità messinese , regionale e universale. Da 50 anni siamo impegnati nelle sedi di Roma e di Messina a valorizzare il rapporto del grande artista con la sua città, le sue radici da lui amate e sempre approfondite nel confronto con orizzonti pittorici europei e negli ultimi anni a Messina con l’amministrazione Basile, l’assessore Caruso e la dottoressa Musolino, attraverso il progetto “Messina, Città di Antonello” che ha coinvolto studiosi e ha promosso eventi didattici, convegnistici e di toponomastica legata ad Antonello.
Una banda di ladri alle 21,50 mentre Messina festeggiava la Vara, agiva indisturbata nonostante fosse scattato l’allarme, rompendo la teca blindata che ospitava la tavoletta e asportando tre delle cinque parti del Polittico la Tavola centrale della Madonna ( cm 129 per 77) e le due laterali superiori nelle cimase (L’angelo Gabriele e l’Annunziata cm 65 per 62 e 65 per 55 ) , lasciando appoggiate le due tavole laterali con i santi Benedetto e Gregorio ( cm 125 per 63) perché interrotti dalla presenza di passanti.
Il polittico, formato da cinque parti, proveniente dal Monastero di S. Gregorio, era firmato e datato 1473. “Reca in basso nella parte centrale del dipinto la firma e la data 1473, data riportata dall’atto notarile di commissione pubblicato da Mauceri e Perroni Grande ( 1923). Ai piedi della Vergine l’iscrizione Ano dm.mccc° sectuagesimo tercio / Antonellus messanensis me pixit. Il polittico smembrato in epoca antica, probabilmente quando nel 1537 venne abbattuto tutto l’antico monastero per la costruzione delle mura volute dal Gonzaga… Il dipinto fu restaurato una prima volta nel 1842 quando venne ricomposto, e dopo, nel 1942, dall’Istituto Centrale del Restauro del Museo Regionale di Messina e poi ed ancora nel 1981-82 nel laboratorio di restauro del Museo Regionale di Messina” (Francesca Campagna in Messina Città di Antonello a cura di Grazia Musolino) .
Tutta l’opera di cm 170 per 203 complessivi, è raffinata e di grande valore, ed è un esempio significativo della pittura di Antonello che unisce la concezione prospettico- spaziale ( Piero della Francesca) al realismo della cultura figura fiamminga ( dettagli, particolari, qui nei tessuti ). Le singole parti del Polittico sono accumunate da un’unità spaziale, evidenziata, ad esempio, dalla predella del trono e dalla pedana da cui pende uno splendido rosario che ne sottolinea la profondità . E’ questo un capolavoro della cultura rinascimentale italiana. La tavoletta bifronte, dipinto su tavola, con datazione 1465-1470, di cm 16 per 11,9 acquistata dalla casa d’aste Christie’s per 220 mila sterline nel 2003 dalla Regione Siciliana e, in particolare, dall’assessore Fabio Granta su segnalazione di Vittorio Sgarbi , fu dunque ceduta al Museo di Messina. Le istituzioni competenti peloritane stanno indagando, di concerto con quelle nazionali, nella speranza di assicurare alla giustizia i malviventi che hanno commesso questo atto abietto per commissione, forse, del mercato nero, senza la più pallida idea del vulnus che hanno generato in una Città che nei secoli ha perso tanto del suo patrimonio storico-artistico e ora viene privata dell’eredità del suo figlio più illustre.