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EMERGENZA AMBIENTALE: ECCO COSA POSSIAMO (CONCRETAMENTE) FARE

Written by on 20 Dicembre 2018

335 milioni di tonnellate è la quantità di plastica che abbiamo prodotto nel 2017. Di questi circa 5,8 milioni solo in Italia ed è all’incirca il 14% quello che viene riciclato, mentre il resto finisce nelle discariche o viene dispersa senza controllo.
8 milioni di tonnellate di plastica sono finite negli oceani lo scorso anno, spezzettate fino a raggiungere gli organismi marini e portando i dati statistici a decretare che con ogni probabilità nel 2050 l’acqua potrebbe contenere più plastica che pesci.
A contribuire in maniera importante all’inquinamento globale vi è anche lo spreco di cibo se si considera che circa un terzo di quello prodotto ogni anno va a finire nella spazzatura: inquinamento se consideriamo le confezioni e tutti i rifiuti inorganici oggi correlati al consumo di cibo, un peccato imperdonabile se consideriamo quanta gente oggi muoia letteralmente di fame nel mondo, anche nella nostra città.
Nel 2017 gran parte della barriera corallina, uno degli spettacoli naturali più belli cui l’uomo possa mai aver memoria, è stata dichiarata morta.
Da Watakobi, in Indonesia, giungeva, mesi fa, la notizia che su una spiaggia vicino a un parco naturale era rinvenuta la carcassa di un capodoglio, con quasi sei chilogrammi di plastica nello stomaco.
In ultimo, risale a una settimana fa e proviene dal nord Italia, la notizia che a Milano, Bologna, Padova e Venezia è stato vietato il transito dei mezzi fino a euro4 a causa del rilievo, nell’aria, di polveri sottili oltre la soglia massima prevista dalla legge.
Ogni persona, in Italia, produce in media 500 chili di rifiuti urbani annuali. il 51% di essi viene sottoposto a riciclaggio e compostaggio riducendo sensibilmente il loro impatto sull’ambiente ma sappiamo che differenziare i rifiuti ormai non basta, o per lo meno non basta più.
Ricordiamoci anche che non esistono solo rifiuti urbani ma anche e soprattutto quelli industriali, che sono molto più inquinanti. Argomento, questo, su cui le leggi italiane ed europee indicano in che direzione devono muoversi i singoli Stati prevedendo un progressivo passaggio verso un economia di tipo circolare, dove buona parte dei materiali viene riciclata o riutilizzata più volte.
Ma anche noi, singoli cittadini possiamo fare qualcosa. Basterebbe ricordare che tutto quello che buttiamo nella spazzatura, sia essa differenziata o meno, non sparisce magicamente nel nulla ma va a finire in un altro punto del pianeta.
E’ vero che molto dipende dalle azioni politiche, dalle scelte delle aziende e dall’innovazione tecnologica ma anche nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa a riguardo, tenendo conto del fatto che le scelte dei singoli individui hanno da sempre avuto un impatto che influenza il resto della comunità, e la comunità ha da sempre influenzato le scelte dei politici. Potrebbe essere questo il caso dell’iniziativa “Zero Waste”, lanciata a New York nel febbraio 2016 dal primo cittadino Bill De Blasio, che guardando al 2030 prometteva di azzerare i rifiuti destinati alla discariche e all’incenerimento e di ridurli del 50% almeno entro la fine del 2016.
Il risultato ottenuto dall’impegno complessivo e reso noto ad inizio maggio del 2016 vedeva 13 mila tonnellate di rifiuti sottratti a discariche e inceneritori. Se ce l’ha fatta New York che prima di tale iniziativa rientrava tra i paesi più inquinanti al mondo, evidentemente potremmo farcela tutti.
E potremmo farcela soprattutto ricordando che, come in ogni altra attività, una piccola azione apparentemente insignificante in realtà è necessaria a smuovere il primo ingranaggio di una macchina molto più complessa.
Bisogna comunque ammettere che, specialmente le nuove generazioni, sembrano aver sviluppato un occhio di riguardo alle tematiche ambientali: potrebbe esserne prova l’ondata di vegetarianismo e l’etica legata al consumo o meno di carne animale, riferita non solo agli oggettivi danni che il consumo della stessa può causare nell’organismo umano, ma anche a quanta è la sofferenza, l’inquinamento e l’inumanità legata agli allevamenti intensivi al giorno d’oggi.
Ma cosa possiamo fare, concretamente, per divenire parte attiva nella salvezza di un pianeta ormai inquinato a dismisura? Ho cercato e raccolto per voi alcune piccole chicche, facili facili, per permetterci di far qualcosa per il nostro pianeta senza modificare radicalmente le nostre abitudini e.. risparmiando anche qualche soldino!
Sicuramente riciclare la plastica. Non gettandola nel cassonetto della plastica, ma riutilizzandola più volte, che sia per la stessa destinazione d’uso che per un’altra del tutto diversa. Quindi utilizzare le buste di plastica per farvi la spesa più volte o utilizzarla come sacchetti dell’immondizia, riciclare le bottigliette d’acqua fin quando è possibile, e prediligere prodotti il meno confezionati possibile, specialmente se alimentari. (quante volte, al supermercato, acquistiamo frutta o verdura imballata dentro chili di plastica, inutilmente?)
Un altro esempio può provenire.. Dalle uova! comprarle nella confezione di cartone anziché in quella di plastica. (peraltro, la plastica in cui le uova sono confezionate è fatta in PS, polistirene, uno dei prodotti più difficilI da riciclare e quindi da smaltire).
Gran parte dell’inquinamento e dello spreco di risorse proviene da come gestiamo la nostra igiene personale. Vediamo perché:
Prediligere detergenti in stick a quelli in spray. O ancora meglio, optare per alternative naturali come l’allume di potassio, una pietra disponibile in erboristeria, in farmacia, nelle sanitarie e talvolta anche nei supermercati, permetterebbe di evitare di gettare le bombolette in spray che non possono essere gettate nell’indifferenziato in quanto impossibili da smaltire, ma andrebbero portate nell’isola ecologica più vicina al nostro paese, per altro, i prodotti in spray sono dannifughi per la nostra pelle in quanto troppo aggressivi e per il pianeta.. per lo stesso motivo.
Anche il semplice gesto di struccarsi può risultare determinante per la salvaguardia dell’ambiente. Utilizzare panni o guanti in microfibra anziché i dischetti in cotone, non biodegradabili e non differenziaibili, potrebbe anche salvaguardare il nostro portafogli oltre che l’ambiente, dato che l’acquisto di un panno struccante in microfibra si fa una volta e si ripete dopo mesi, quando, per questioni igieniche, è sempre meglio cambiarlo. E no, quello vecchio non si deve per forza buttare ma lo si può riciclare ad esempio come panno cattura polvere.
Utilizzare prodotti per la cura e l’igiene del corpo che siano privi di packaging, quindi meglio se scegliamo shampoo o bagnoschiuma solidi. Vero è che sono pochissime le aziende cosmetiche che seguono una linea di produzione totalmente equo solidale, nel rispetto degli animali, dell’ambiente e della tasca del consumatore. Io, potrei consigliarvi LUSH: un marchio inglese di prodotti cosmetici dai più comuni sino ai più particolari, completamente naturali, freschi, sani, non testati su animali e prodotti nel totale rispetto degli essere umani e dell’ambiente.
Sempre nell’ambito dell’igiene personale.. lo spazzolino in legno: un’ottima e validissima alternativa a quello in plastica, che una volta consumato si getta nell’indifferenziato producendo un cumulo di plastica impossibile da smaltire. Lo spazzolino in legno infatti è innanzitutto molto più igienico, dura di più rispetto a quello in plastica ed è completamente biodegradabile. Quanto a prezzi, loro sono identici ai comuni spazzolini in plastica, spesso anche più economici, alcuni sono prodotti con setole in fibra di carbone che è da sempre ampiamente usato per il suo potere sbiancante ma non corrosivo.
Per noi donne, sostituire l’utilizzo degli assorbenti usa e getta e non riciclabili con la coppetta in silicone, sarebbe un bellissimo gesto per il pianeta e per noi stesse! molto più igienica degli assorbenti in plastica, evita fastidi, pruriti e brufoli, la si può utilizzare per sei mesi prima di venire sostituita, va sterilizzata facendola bollire ogni mese, e ci risparmia la produzione di cumuli di materiale in carta non riciclabile, oltre al fatto che è senza ombra di dubbio più comoda e più igienica degli assorbenti in carta.


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