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#interviste. Marco Talotta e la storia di John. “La distrofia muscolare era il suo superpotere e, da allora, lui non ha smesso di volare”

Scritto da il 17 Marzo 2020

Mi colpiscono le parole di Marco Talotta in coda a un suo post pubblicato in un gruppo Facebook: “Ricordo di avergli confidato, sin dall’inizio, che la distrofia muscolare era il suo superpotere e, da allora, lui non ha smesso di volare”. Le stesse che rivela durante l’intervista.

Marco Talotta ha trasformato la vita di John, un ragazzino di 11 anni, affetto da una rara forma di distrofia muscolare congenita, chiamata Collagene VI, regalandogli qualcosa di molto prezioso: un modo diverso di percepire la propria vita.

Una storia di emozione e di speranza ma, soprattutto, di profonda umanità. Quella di cui abbiamo tanto bisogno soprattutto in questo periodo. La storia di John ci fa capire che la realtà si può ricreare modificando quei confini che si disegnano nelle nostre teste.

Abbiamo deciso di intervistare Marco Talotta per farci raccontare questa storia meravigliosa.

Come hai raccontato durate una trasmissione televisiva statunitense, la tua idea nasce sei anni fa. Ce ne vuoi parlare?

“Ho conosciuto John quando era in prima elementare, lo vedevo scendere dall’autobus con il faccino triste, non parlava con nessuno, non era mai circondato dagli amici. Non penso credesse in se stesso. A fine anno ho chiesto all’attuale preside se c’era la possibilità di inserirmi in un programma con John o di diventare il suo assistente: la domanda è stata accettata così, durante la seconda elementare, ho iniziato a occuparmi di lui. Da quell’anno ho sempre cercato di stimolarlo facendo ciò che di solito faccio con i miei studenti. Cioè trovare un talento, un nesso che ci poteva unire per conquistare la sua fiducia”.

Marco Talotta, milazzese che dal 2005 vive negli Stati Uniti, lavora alla Crossfield Elementary. Una figura di mezzo tra insegnante di sostegno e fisioterapista, per cui quotidianamente vive a contatto con realtà difficili. Scrittore e videomaker, marito e padre di due bambini, si è specializzato in sceneggiatura per fumetti alla Scuola Internazionale di Comics di Roma frequentando un seminario di un anno sulla fiction TV.

“Durante la prima settimana John era molto scontroso – racconta a Radio Milazzo – si dimostrava insicuro e non voleva farmi entrare nella sua vita. Ricordo di avergli proposto di scrivere un fumetto con me, ma non era molto propenso per le storie. Mi sono accorto che ogni tanto canticchiava, anche mentre aspettava il bus. Allora ho proposto un film e lui mi ha risposto di non sapere se ne fosse capace.

Ho sempre realizzato film anche usando il mio cellulare, per cui ho pensato che introducendo effetti speciali e creando una storia che mettesse lui al centro di tutto, l’avrei fatto sentire importante. Allora ho dato un guanto a John e lui è diventato il supercriminale Doctore Glove, il protagonista comico della serie che fa sempre qualcosa di buffo. Abbiamo girato il primo episodio nella mia stanza durante la ricreazione, poi a casa ho fatto l’editing introducendo la musica e gli effetti speciali lavorandoci un’intera notte. Così è nato il personaggio del primo episodio.

In seguito ho cominciato a coinvolgere altri bambini con diversi problemi sia fisici che emotivi. A un bambino balbuziente ho fatto fare l’introduzione per fargli capire che poteva farlo. Ho inserito anche un bambino autistico”.

Come ha reagito John vedendosi nei panni di un supercattivo?

“Era molto impressionato. Si è visto mentre mandava raggi e lampi con il guanto, era molto potente. Non penso che all’inizio credesse nel progetto ma quando ho finito l’editing del primo episodio ha avuto una bellissima reazione”.

La tua idea come è stata accolta dalla scuola?

“Con molto entusiasmo. Noi abbiamo una figura che gestisce il palinsesto delle notizie che gli alunni guardano ogni mattina nella propria aula, prima di iniziare le lezioni, per essere sempre aggiornati sulla scuola. La responsabile ha introdotto gli episodi di John nelle notizie, così settimanalmente, per tre minuti, entravamo in tutte le aule. La trasmissione del primo episodio è stata una sorpresa perché i ragazzini non se lo aspettavano, ed è stato un successo incredibile. Le maestre mi dissero che in quei tre minuti c’era un silenzio assoluto.

La vita di John ma iniziato a cambiare. Lo vedevo giocare in ricreazione con altri bambini, lo vedevo che cantava, ballava, finalmente appariva più sereno. Ha scoperto di essere attore, cantante e di avere la capacità e il carisma di attirare le persone e che, alla fine, come gli ho insegnato io, la malattia è il suo super potere, la sua sedia a rotelle, che negli episodi è chiamata Speed Blaster, una specie di mini astronave che lo fa viaggiare nel tempo e richiamare razzi, può essere guardata in altro modo. Alla fine quello che lo rendeva infelice è diventato ciò che lo rendeva felice. I compagni hanno cominciato a chiedergli l’autografo”.

Come facevate le riprese?

“In genere con l’iPhone, ma a volte usavo una lente speciale per rendere tutto più cinematografico. Con il passare degli anni sono migliorate le tecnologie e anche il mio modo di lavorare. La serie non è mai stata un progetto ufficiale, infatti facevamo le riprese durante a mia pausa pranzo, nei ritagli di tempo. Io preparavo la sceneggiatura e lui la memorizzava subito, era incredibile, e poi realizzavamo l’episodio. Non ripetevamo mai una scena mille volte, molto spesso andava bene la prima. Facevamo interni ed esterni, diverse angolazioni, tutto improvvisato. Abbiamo realizzato due stagioni e tutta la scuola lo amava.

Il progetto mi ha fatto conoscere diverse parsone, un sacco di contatti. Anche per John è stato così: gli ha aperto un mondo inesplorato e chissà quante altre cose realizzerà”.

Grazie al suo metodo creativo, Marco Talotta è stato notato da una giornalista e intervistato dal TG della Wusa, principale network televisivo di Washington.

I genitori del bambino come hanno accolto la tua idea?

“All’inizio erano un po’ diffidenti perché non mi conoscevano, forse mi vedevano un po’ eccentrico e molto caloroso. Inoltre, in poco tempo, mi ero avvicinato molto al figlio. Poi hanno iniziato a conoscermi e a fidarsi. Mi hanno ringraziato molte volte dedicandomi anche una poesia molto commovente perché ho aiutato questo uccellino con l’ala rotta a volare di nuovo.

Io lavoro anche con tanti altri bambini che hanno problemi di mobilità: stampelle, sedie a rotelle, danni cerebrali… Li assisto quotidianamente cercando di ispirarli. Con loro faccio programmi speciali, adatto i loro talenti ai miei e facciamo video, fumetti, canzoni, di tutto.

Cerco di rendere la scuola divertente. Vogliono che associno la creatività e il divertimento alla scuola. Non vogliono che vedano il mondo degli adulti come una realtà rigida e piena di regolo, anche gli adulti possono essere un po’ pazzi”.

Adesso com’è il rapporto tra te e John?

“John è ancora nella mia scuola, frequenta la sesta elementare, qui è l’ultimo anno. Il prossimo anno andrà alle medie. Lavoriamo ancora insieme facendo sempre filmati e siamo ancora amici. Lui è diventato così bravo e adesso frequenta una scuola di canto in modo professionale, studia recitazione e nei mesi estivi fa teatro, suona. Naturalmente usciamo insieme, i genitori lo portano al cinema e guardiamo i film. Mi scrive quotidianamente anche via email e mi rivela le sue piccole vittorie. Ci vediamo su Skype…  Lui sa benissimo che sarà sempre il mio amico speciale”.

John ha una canzone su iTunes che si può scaricare, i cui fondi saranno devoluti a sostegno della ricerca per la distrofia muscolare.

“La cosa più bella – conclude Talotta – è che John ha fatto un provino e l’anno preso, quindi sarà in una Sitcom. Questo bambino, che pensava di non essere nessuno e voleva sparire, farà parte del cast di una nuova serie televisiva della NBC chiamata ‘Ordinary Joe’ e, a spese degli studios, si trasferirà a Chicago per girare l’episodio pilota. Questo è il bello del mio lavoro”.

 

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