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“La pallacanestro è la mia vita”: l’allenatore Humberto Alejandro Beto Manzo dell’Orsa Basket Barcellona

Written by on 11 Marzo 2019

Sappiamo come le nuove generazioni guardano e si ispirano agli sportivi. Perciò è necessaria la partecipazione di tutti gli sportivi di qualsiasi età e livello, perché quanti fanno parte del mondo dello sport siano un esempio di virtù come la generosità, l’umiltà, il sacrificio, la costanza e l’allegria. Allo stesso modo, dovrebbero dare il loro contributo per ciò che riguarda lo spirito di gruppo, il rispetto, un sano agonismo e la solidarietà con gli altri.

Parole di Papa Francesco in occasione della pubblicazione nel 2018 del primo documento relativo allo sport che sintetizza il pensiero della Chiesa Cattolica: “Dare il meglio di sé. Sulla prospettiva cristiana dello sport e della persona umana”.

La pallacanestro insegna cos’è la bellezza, il lavoro di squadra e l’impegno. Insegna che non c’è spazio per l’individualismo e che bisogna cooperare, perché i benefici dipendono anche da questo. Insegna che l’impegno vero non si manifesta durante una partita, ma è il frutto di un duro lavoro, a volte sofferto ma infinitamente gratificante, svolto durante gli allenamenti. La pallacanestro insegna il valore dei ruoli e – per utilizzare le parole del documento sopra citato – “il rispetto della dignità della persona” in quanto “lo sport è al servizio della crescita e dello sviluppo integrale” dell’individuo.

Lo sa bene l’allenatore dell’Orsa Basket Barcellona Humberto Alejandro Beto Manzo, 43 anni, nato in Argentina da padre calabrese, che nel 2008 ha lasciato la terra d’origine per venire in Italia e giocare a livello professionistico.

«Dopo l’Argentina – si racconta per voi l’allenatore – sono arrivato direttamente in Sicilia anche se poi a livello professionistico ho giocato in giro per tutta l’Italia. Poi ho smesso di giocare e ho iniziato in mio percorso di allenatore nel 2011 allenando in Sicilia fino al 2015. Nel 2016 ho iniziato a lavorare per la Federazione e ho fatto l’allenatore al Centro Tecnico di Roma. Inoltre ho una società sportiva che si chiama “Athletic Sport” fondata nel 2010 con cui facciamo attività giovanile e della quale sono Direttore Tecnico. Nel 2018 ho accettato la proposta di spostarmi a Barcellona P.G. e, sempre nello stesso anno, ho ricevuto l’incarico di Responsabile Tecnico territoriale per il settore nazionale e per la Sicilia relativo alle selezioni maschili».

Difficile sintetizzare in poche righe la lunga e appassionante carriera di Humberto Alejandro Beto Manzo, giocatore professionista e allenatore in diversi comuni della Sicilia.

L’atleta ha fatto dalla propria passione uno stile di vita.

«La passione per la pallacanestro nasce da bimbo. Mio padre è stato giocatore e allenatore anche se non faceva il professionista, quindi mi ha trasmesso la sua passione. Ho sentito di costruire tutta la mia vita sul Basket e così ho iniziato il mio percorso in un modo quasi spontaneo».

Una passione interiorizzata nel profondo, epicentro di virtù e testimonianza. Un modello di vita.

«La pallacanestro è stata il mio modo di vivere – continua Beto Manzo – di essere educato e nel quale sono cresciuto. Ho avuto la fortuna di fare quello che mi è sempre piaciuto. Grazie a questo ho potuto conoscere un sacco di gente in giro per tutto il mondo e lo continuo a fare anche adesso: nuovi posti, città, nuove amicizie. Lo sport mi ha dato tutto. Persino la possibilità di venire anche qui in Italia. Grazie allo sport ho conosciuto mia moglie nel periodo in cui allenavo a Canicattì e con il quale ho due figli, uno di 7 e l’altro di 11. La pallacanestro è il mio modo di essere e continua ad esserlo sempre. In poche parole: è la mia vita».

I tuoi figli amano la pallacanestro?

«Sì la amano e giocano tutti e due. Ho cercato e cerco di educarli nello sport, perché lo sport è vita, integrazione, socialità e amicizia. Cerco di educarli nei valori nel quale sono stato educato io. Tra l’altro considero la pallacanestro il modo più vero di stringere amicizia in tutto il mondo perché è quanto è successo a me. Per esempio nel 2008 ho giocato a Barcellona P.G. stringendo diverse amicizie e, nonostante la lontananza fisica, ho ritrovato le stesse amicizie dieci anni dopo, quando ho fatto ritorno come allenatore. Sebbene avessimo mantenuto rapporti non strettissimi, le vecchie amicizie sono rimaste immutate. Sono aspetti molto belli che cerco di trasmettere ai miei figli».

Il futuro della squadra?

«La squadra è molto giovane, forse una delle più giovani di questo campionato. Il nostro progetto è di far crescere tutti questi ragazzi che sono di proprietà dell’Orsa e siamo fortemente determinati. La nostra attuale posizione è stata un po’ inaspettata per tutti ma credo sia il frutto di tanti sacrifici e di tanto lavoro che stiamo facendo, non solo io. Mi riferisco al mio staff, ai ragazzi e a tutta la società. Stiamo vivendo una stagione importante per cui cercheremo di arrivare più in alto possibile per poter fare i play off nonostante le future difficoltà».

Nonostante la definizione di “sport” sia cambiata nel tempo e nei luoghi geografici, è possibile sviscerarne un’essenza: lo sport rimane una della chiavi di accesso ai valori della vita.


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