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X Premio “Mare Nostrum Mediterraneo” 2020. Secondo posto al giornalista Alfredo Anselmo: “Per parecchi anni ho lavorato a Roma. Ciò che mi spinge a scrivere è la passione per ciò che faccio”

Scritto da il 17 Dicembre 2020

Alfredo Anselmo, giornalista molto apprezzato nel nostro comprensorio, si è classificato al secondo posto alla X Edizione del Premio “Mare Nostrum Mediterraneo” 2020, nella sezione degli articoli giornalistici, concorrendo con un pezzo molto forte dal punto di vista umano.

Sono stati in tanti ad apprezzarlo pubblicamente sui social nelle ultime ore: già in passato il giornalista si è fatto notare nei contest poetici arricchendo il suo studio di coppe e targhe.

La manifestazione di Premiazione si è svolta lo scorso 11 dicembre 2020 a Villafranca Tirrena (ME) nel rispetto delle norme anti Covid-19. Due le Premiazioni promosse dall’Associazione Culturale “Accademia Euromediterranea delle Arti”, il Premio “Mare Nostrum Mediterraneo” e il Premio “Maria Celeste Celi”.

Molti i partecipanti al concorso suddiviso in quattro sezioni: pittura, fotografia, racconti brevi e articoli giornalistici.

Sensibilità, accuratezza e riflessione nell’articolo premiato: “Mare d’amare e non… da morire. (Joseph).

D. Alfredo, intanto complimenti per il riconoscimento da parte di tutta la redazione. Ci tengo a sottolineare che il premio per te ha un significato particolare proprio perché riguarda la tua carriera. Inoltre mette in risalto le tue qualità giornalistiche e umane.

R. Grazie Valentina. Sì, è proprio così: questo riconoscimento assegnatomi da una qualificata Giuria per un articolo giornalistico è una bella gratificazione sicuramente maggiore rispetto ai concorsi di poesia, ai quali ho partecipato. In entrambe le occasioni ho messo entusiasmo ma nel caso specifico del Premio “Mare Nostrum Mediterraneo” alla cronaca ho accostato il mio pensiero e le mie sensazioni e ciò è stato recepito da chi ha letto il pezzo.

D. Hai partecipato con un pezzo sull’immigrazione, un argomento che continua a dividere la Nazione, e l’hai fatto raccontando la storia di Joseph, un bambino nel particolare, ma che si rifà alle storie di tantissimi altri.

R. Quando muore un bambino come il piccolo Joseph… ma direi quando muore un uomo, anche un solo uomo, non credo ci si debba dividere a nessun livello ma impegnarsi affinché ciò non avvenga più. Purtroppo mi rendo conto che in questi nostri tempi ciò è un’utopia…

D. Qual è la tua opinione da giornalista? E da cittadino italiano?

R. Da giornalista credo si debba dare visibilità a questo scempio, anche con immagini forti, come quella che ho messo nella copertina del mio articolo premiato (il povero Joseph morto in braccio ad un uomo), proprio con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica che ormai si è quasi abituata all’orrore, alla morte.

Da cittadino italiano sono indignato e mi rendo conto che spesso il nostro Paese, fra i primi punti di approdo dei migranti, è lasciato solo dall’Europa che se ne lava le mani…

 

D. Essere giornalista oggi è molto difficile, soprattutto se ci si trova in una piccola realtà. Come si sopravvive e cosa ti spinge ogni giorno a scrivere?

R. Dici bene, difficile. Spesso complicatissimo. Ma proprio per questo ancor più bello. Ciò che mi spinge a scrivere è la passione per ciò che faccio, qualcosa che ho amato sin da bambino quando scrivevo il mio personale diario, che altro non era che cronaca del mio vissuto. Poi ho iniziato a scrivere anche degli altri… È bello scrivere sia nelle piccole che nelle grandi realtà. Per parecchi anni ho lavorato a Roma incontrando ed intervistando politici di spessore nazionale, attori, cantanti ecc. Ma anche a Barcellona Pozzo di Gotto ho avuto grandi soddisfazioni nello scrivere, in particolare di eventi culturali, conoscendo fatti e persone che mi hanno fatto crescere. Perché chi scrive ha sempre qualcosa da apprendere a Roma come a Barcellona

D. C’è stato un momento nel tuo percorso in cui ti sei riconosciuto pienamente nel termine di giornalista? Quando?

R. Non saprei cosa rispondere perché non ci ho mai pensato, in effetti non c’è un momento preciso, posso solo dirti che ho sempre grande curiosità e sete di nuove conoscenze e reputo ciò una fra le principali peculiarità del giornalista insieme ovviamente alla professionalità.

 

D. Qual è secondo te il profilo del giornalista che emerge dai nuovi algoritmi e da questo difficile 2020?

R. Il giornalista in tempi di pandemia lo vedo come una sorta di eroe perché obiettivamente il Covid-19 ha provocato una specie di cortocircuito in tutti i settori e si comprende bene che chi scrive in questo periodo si trova in equilibrio precario su un filo. Voglio dire, qualsiasi cosa si scriva si rischia di essere etichettati. Personalmente cerco di valutare le varie posizioni e mantenere questo equilibrio. Spero di riuscirci. Per quanto concerne il profilo del giornalista del terzo millennio sono importanti le conoscenze informatiche, la comunicazione virtuale, la gestione oculata dei social, ma mi sia permesso di dire che tutto ciò rimane sempre in secondo piano innanzi ad una cosa che rimane la principale: un buon giornalista, oggi come in passato, deve saper scrivere.

 

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