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Apre il “Pavimento d’arte” al Museo Epicentro Gala di Barcellona P.G. con 128 mattonelle da collezione

Scritto da il 23 Giugno 2019

«È un “pavimento” non calpestabile per la delicatezza delle opere, ma calpestabile mentalmente nella sua circolarità espressiva di “arte totale”, esso coinvolge e avvolge chi lo guarda perché è come entrare dentro una grande mattonella d’arte, ricca di colori, immagini, forme astratte e figurate, messaggi scritti e percepiti, emozioni e bellezza, circondata a sua volta da centinaia e centinaia di altre mattonelle esposte alle pareti del museo, che diventa così un luogo di magia. Artisti per un “pavimento d’arte».

Scrive così Nino Abbate, ideatore del Museo Epicentro, per raccontare il progetto artistico, culturale e storico in Italia, che verrà aperto ufficialmente domenica 30 giugno 2019, alle ore 19.00, presso il Museo Epicentro di Gala a Barcellona Pozzo di Gotto (ME).

Il “Pavimento d’arte”, con le sue 128 mattonelle della collezione del Museo, accoglie i maggiori artisti che hanno realizzato le mattonelle esposte per la prima volta, protagonisti dal movimento di Corrente fino alle ultime Tendenze.

L’evento è patrocinato dalla Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana, organizzato dal Museo Epicentro che ha curato il catalogo e che sarà presentato per l’occasione con testi di Renato Barilli, Diego Bertelli, Andrea Italiano e dello stesso Nino Abbate.

Gli artisti nel “Pavimento d’arte” sono: Piero Gauli (1916-2012), esponente del Movimento di Corrente che dalla fine degli anni Trenta coagula una compagine di artisti il cui ruolo sarà centrale nel dopoguerra. Egidio Bonfante (1922-2004), firma nel 1946, il Manifesto del Realismo, divenuto poi noto come Oltre Guernica. Gualtiero Nativi (1921-1999), firma il Manifesto dell’astrattismo classico con Renato Barisani (1918-2011). Dal 1947 sono tra i principali esponenti dell’arte astratta e del Movimento Arte Concreta. Sergio Dangelo (1932), firma nel 1952 a Bruxelles, il Manifesto della pittura nucleare, in quest’aria si muovono: Mario Persico (1930), e Wladimiro Tulli (1922-2003). Mino Cerretti (1930), Giansisto Gasparini (1924-2019), e Giancarlo Cazzaniga (1930-2013), sono tra i maggiori gli esponenti del Realismo Esistenziale nei primi anni Cinquanta a Milano, in quest’aria si muovono: Cesco Magnolato (1926), e Carlo Guarienti (1922). È noto il saggio apparso su “Paragone” nel 1954 Gli ultimi naturalisti in seno alla schiera composita di autori informali bolognesi, sono presenti: Vasco Bendini (1922-2015), Germano Sartelli (1925-2014), Mario Nanni (1922), Maurizio Bottarelli (1943), in quest’aria si muovono: Gina Roma (1914-2005), Giuseppe De Gregorio (1920-2007), Domenico Spinosa (1916-2007), Piero Raspi (1926), Antonio Carena (1925-2010), Sandro Somarè (1929), Salvatore Emblema (1929-2006), Ennio Finzi (1931), Edoardo Franceschini (1928-2006), Luigi Boille (1926-2015). La generazioni di scultori maturata negli anni Cinquanta presenta figure legate alla tradizione astratta geometrica e figurativa, come: Pietro Cascella (1921-2008), Carlo Ramous (1926-2003), Giuseppe Spagnulo (1926-2016), Eugenio Guglieminetti (1921-2006), Fabio De Sanctis (1931). Nel 1959 in seno alla generazione d’avanguardia milanese la “pittura oggetto” di Enrico Castellani (1930-2017), apre una nuova prospettiva di ricerca nell’ambito di una pittura rigorosamente monocroma ma insieme di trasgressione dello spazio-superficie del quadro. In quest’ambito variegato di sperimentazioni nel 1962 nasce il Gruppo di Cenobio con Ettore Sordini (1934-2012), e Ugo La Pietra (1938); l’Arte Cinetica e Programmata, che si esprime principalmente in lavoro di gruppo ma anche individuale, tra questi: Marcello Morandini (1940), iManfredo Massironi (1937-2011), Edoardo Landi (1937). Nel panorama del Design e Architettura, sono presenti Alessandro Mendini (1931-2019), Nathalie Du Pasquier (1957), Pietro Derossi (1933), e Stefano Boeri (1956). Mentre Permane ben viva la tradizione della lavorazione del vetro, ceramica e mosaico d’arte, tra questi: Linde Burkhardt, Gianni Robusti (1946-2010), Federica Marangoni (1940), Gianmaria Potenza (1936). Dopo la crisi dell’informale all’inizio degli anni Sessanta vi è un ritorno a una Nuova Figurazione, con Aurelio Caminati (1924-2012), Enrico Colombotto Rosso (1925-2013), Robert Carrol (1934-2016), Carmelo Zotti (1933-2007), Romano Notari (1933), Francesco Casorati (1934-2013), Saverio Barbaro (1924), Aldo Turchiaro (1929), Giovanni Repossi (1929-2012), Gaetano Pallozzi (1926), Italo Picini (1920-2016), Giuseppe Antonello Leone (1917-2016), Nani Tedeschi (1938-2017). La Pop Art considerata un fenomeno anglo americano dopo la sua diffusione nel 1964 alla Biennale di Venezia, in Italia ebbe esperienze analoghe con Cesare Tacchi (1940-2014), Piero Gilardi (1943), Umberto Bignardi (1935), Ugo Nespolo (1941), Umberto Buscioni (1931), Gino Marotta (1935-2012); una figurazione politica con Paolo Baratella (1935). Le contestazioni degli anni Sessanta hanno lasciato il segno ma il sorgere della Poesia visiva, scaturisce un nuovo linguaggio con Lamberto Pignotti (1926), Lucia Marcucci (1935), Eugenio Miccini (1925-2007), Luciano Ori (1928-2007), Stelio Maria Martini (1934-2016), Arrigo Lora Totino (1928-2016), Magdalo Mussio (1925-2006), Giovanni Fontana (1946), Tomaso Binga (1931); si muovono in quest’aria: Giorgio Celimberti (1929), Ezio Gribaudo (1929), Cioni Carpi (1932-2016), Mino Trafeli (1922-2018). Nel filone della Minimal art, ci sono gli scultori Carlo Lorenzetti (1934), Paolo Icaro (1936), Pietro Coletta (1948). In ambito postconcettuale, Vettor Pisani (1934-2011), Yoshin Ogata (1948). Nel 1975 si teorizza il movimento Nuova pittura, la ricerca del colore luce e pochi segni caratterizza il lavoro di Valentino Vago (1931-2018), Claudio Olivieri (1934), Tino Stefanoni (1937-2018), Ruggero Savinio (1934), Ferruccio Gard (1940), Paolo Masi (1933), Antonio Passa (1939), Renata Boero (1936), Paolo Minoli (1942-2004), Achille Pace (1923), Gianfranco Notargiacomo (1945), Franco Costalonga (1933), Gianfranco Zappettini (1939), Franco Giuli (1934-2018), Enzo Cacciola (1945); di suggestione narrativa è la pittura di Medhat Shafik (1956). Esaurite anche le tendenze concettuali nei primi anni Ottanta si manifesta il ritorno alla pittura con alcuni artisti che fanno riferimento all’arte classica definita Anacronismo, con Silvano D’Ambrosio (1951), Salvatore Marrone (1948), Bruno D’Arcevia (1946), Andrea Volo (1941). La ricerca post concettuale e ancora ambito di ricerca con Giorgio Cattani (1949), Patrizia Guerresi (1951), H.H. Lim (1954). Sotto il nome dei Nuovi Nuovi, Giuseppe Salvatori (1955), Enzo Esposito (1946), Wal (1949). Nel 1983 un gruppo di artisti romani indicati come Nuova scuola romana operano nei punti in cui l’interruzione tra astrazione e figurazione è più lacerante, tra questi: Bruno Ceccobelli (1952), Enrico Luzzi (1950), Giancarlo Limoni (1947); Un’altro gruppo di artisti etichettati come Nuovo Futurismo, Plumcake (Giovanni Cella, 1953, Romolo Pallotta, 1954, Claudio Ragni, 1955), Innocente (1950), lavorano su PVC, lamiera e vetroresina. Nel 1985 si mostrano ancora le possibilità proprie della scultura nell’atteggiamento postminimal con Claudio Palmieri (1955), Lucilla Catania (1955) Ernesto Jannini (1950), Virginia Rayn (1956). Carlo Bernardini (1966), realizza grande installazioni ambientali con fibre ottiche. In rappresentanza della pittura mediale Luca Vitone (1964). Tra i concettuali ironici Corrado Bonomi (1956). Sull’immaginazione visionaria Velasco Vitali (1960). Tra lo scorso e l’attuale millennio altri artisti si cimentano in diverse sperimentazioni tra scultura e pittura, come: Florencia Martinez (1962), Andrea Chiesi (1966), Paul Beel (1966), Marco Cingolani (1961), Davide Nido (1966-2014), Aron Demetez (1972).


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