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#45giri. La playlist per affrontare il weekend

Scritto da il 2 Maggio 2020

Terzo appuntamento con la rubrica #45giri. Siamo ancora in quarantena e membri del team routine cibo/studio/tv/musica/play con il comune denominatore noia. Allora quale migliore occasione per sfornare anche questa settimana una playlist composta da 6 canzoni, nostrane, ma con qualche “big” internazionale.

Un venerdì 1° maggio appena concluso e un sabato 2 maggio con ben poco da smaltire. Con un pomeriggio da quarantena “libero” è lo scenario perfetto per un bel ripasso del concertone del 1° Maggio non guasta.

  1. Onore al merito. Grande apertura con la poetessa del rock Patti Smith. Correva l’anno 1975 e la quasi 30enne Patti Smith debuttava con l’album Horses, una pietra miliare del rock, album senza tempo, anticipatore di new wave e di forte ispirazione per Michael Stipe(R.E.M.) che al primo ascolto decise di voler fare il musicista. Dal Lato B del vinile estraggo Kimberly.
  2. Dopo 2 settimane credo sia doveroso tornare in Italia con un altro album d’esordio. 1994, dalla provincia di Cuneo i Marlene Kuntz riservavano il 4° a Nuotando nell’aria (Catartica). L’io narrante si trova in una condizione fluttuante che rievoca il senso della perdita (di una donna), nel nostro caso, personalizzandola, di abitudini da vita frenetica.
  3. Margherita Vicario. Già proposta e probabilmente ospite “quasi” fissa della rubrica. Non ha ancora pubblicato un album, ma deliziato i fan con tanti singoli. In ordine di tempo, la cantante romana ha inaugurato l’anno con “Giubottino“. Il testo dal ritornello indimenticabile “e non è come in un porno, porco mondo è molto meglio”, un gioco letterario mai volgare che si prende gioco della società attuale.
  4. Quanta percentuale di brano deve coprire un testo perché diventi famoso? Pochissima. Ce lo insegnano i Radiohead e ce lo insegna “Prisma” (“S.A.D. Storm and Drugs”), brano rinascita, ne è un validissimo esempio. Dardust, al secolo Dario Faini, produttore, ci insegna che un momento di buio, è fondamentale trovare nuovi colori. “Quando non puoi cambiare una situazione, non ti resta che cambiare te stesso”.
  5. YouTube, da me molto frequentato, ha credo di recente modificato la posizione dei commenti, ora immediatamente prossimi al brano. Ero all’ascolto del maestro Battiato, Centro di gravità permanente (La voce del padrone) e con molto dispiacere mi imbattevo in alcuni commenti del tipo “ho scoperto questa canzone grazie alla serie tv La casa de papel”… Il brano è del 1981, dispiace un pò sapere che la poesia venga scoperta così. A fine brano ho pensato… qualcuno avrà scoperto Every Breath you take guardando Stranger Things? I commenti erano veramente molti e non li ho letti tutti. Sting, uno degli ultimi nomi del Concertone, nel video clip suonava il contrabbasso e cantava versi d’amore leggendari. A voi.
  6. A costo di apparire ripetitiva, ripropongo e chiuso con gli Oasis. Ebbene si, sono “tornati”, non proprio come avremmo voluto. La noia da quarantena ha impreziosito la volontà di Noel Gallagher di frugare all’interno degli innumerevoli scatoloni abbandonati in casa per trovarci cosa? Nientepopodimeno che una demo di almeno 15 anni fa, registrata chissà dove. La traccia dal titolo Don’t stop, pubblicata appena un giorno fa ha superato le 700.000 visualizzazioni, è in pieno stile Oasis e invita a non dimenticare di essere felici… un buon promemoria per il nostro periodo storico…


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