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Femminicidio. Una mostra per raccontare i giorni di chi resta: ‘The consequences’ al museo Quadreria del Marsili di Bologna

Scritto da il 18 Novembre 2019

Sono sempre di più le famiglie delle vittime di femminicidio che intraprendono battaglie quotidiane: scrivono libri, organizzano incontri nelle scuole, lanciano petizioni, raccolgono fondi per iniziative di sensibilizzazione, fanno attivismo online. Lo scopo è fare capire alla società che ciò che si sono trovate a vivere non è dovuto né alla sfortuna né alla colpa, ma ha radici culturali e sociali precise, dovute al fatto che esiste ancora un diffuso senso di proprietà e di dominio degli uomini sulle donne.  Un lavoro mai tentato prima, quello di raccontare i giorni di chi resta, per testimoniare che l’assenza può tramutarsi in presenza attiva contro la violenza di genere.

Il 14 novembre 2019 è stata inaugurata la mostra ‘The consequences’ presso il museo Quadreria di Palazzo Rossi Poggi Marsili di Bologna, visitabile ad ingresso gratuito fino al 7 dicembre 2019.

Presentata dall’Associazione Culturale Dry-Art e curata da Chiara Cretella.

Attraverso il reportage della fotografa Stefania Prandi si raccontano le immagini di volti, oggetti, luoghi, raccolti nel corso di tre anni, che raccontano lo sguardo di chi sopravvive al femminicidio e non si arrende alla violenza di genere.

 

A vivere le conseguenze del femminicidio – termine con cui si intende l’uccisione oppure la scomparsa di una donna per motivi di genere, di odio, disprezzo, piacere o senso del possesso – sono madri, padri, sorelle, fratelli, figli. A loro restano i giorni del dopo, i ricordi immobili trattenuti dalle cornici, le spese legali, le umiliazioni nei tribunali, i processi mediatici, la vittimizzazione secondaria.

Stefania Prandi riesce ad entrare in questo dolore senza spettacolarizzazioni e estetizzazioni, per ricordarci di ricordarle.

Presenti all’inaugurazione Anna Pramstrahler di Casa delle donne per non subire violenza; Giovanna Ferrari, scrittrice, attivista, madre di Giulia Galiotto uccisa dal marito Marco Manzini l’11 febbraio del 2009, a trent’anni, sul suo letto di casa. Giulia ha conservato i vestiti della figlia e ogni tanto ne indossa uno. Tra le mani tiene la catenella di Giulia Galiotto, una tra le cose della figlia che tiene sempre con sé; Renza Volpini, madre di Jessica Poli; Marisa Golinucci Presidente Associazione Penelope Emilia-Romagna, madre di Cristina Golinucci; l’autrice della mostra Stefania Prandi.

Hanno testimoniato anche di Letizia Marcantonio, Giovanna Zizzo, madre di Laura uccisa dal padre per vendetta, e Vera Squatrito, madre di Giordana uccisa dal compagna.

Nelle stanze del museo sono esposte varie foto di Rossana Jane Wade, uccisa a diciannove anni dal fidanzato Alex Maggiolini il 2 marzo 1991, sul tavolo della casa della madre Letizia Marcantonio ad Alseno, in provincia di Piacenza. L’assassino è tornato in libertà dopo dodici anni di carcere.

 

 


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