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Palischermo della Tonnara, il sindaco replica alla Soprintendenza

Scritto da il 6 Marzo 2020

Il sindaco Giovanni Formica ha subito risposto alla nota della Soprintendenza che lo scorso 3 marzo ha contestato l’inerzia del Comune nei confronti del palischermo della tonnara posizionato in piazza San Papino. E nella nota il primo cittadino esprime preliminarmente “stupore e disagio per i toni sprezzanti e a tratti persino volgari, che codesta Istituzione ha inteso utilizzare nella sua formulazione; toni, peraltro, che rappresentano una sgradevole novità nei lunghi e costruttivi rapporti tra questo Comune e i Vostri Uffici ed ancor più inopportuni tenuto conto che la comunicazione risulta trasmessa, per conoscenza, anche a soggetti estranei alla Pubblica Amministrazione (che ne hanno prontamente dato diffusione sui social) e che segue l’altra, trasmessa in mattinata, con la quale l’Ufficio Tecnico di questo Municipio dava conto dell’imminenza di un intervento per la rimozione della struttura, ormai definitivamente compromessa, a suo tempo collocata a protezione dei palischermo”.

Entrando poi nel merito della questione, il sindaco sottolinea che “il Comune di Milazzo, come noto ai più, versa in una particolarissima condizione amministrativa conseguente, a tacer d’altro, alla duplice dichiarazione di dissesto, all’assenza di strumenti finanziari, che comporta il sostanziale blocco della spesa ed alla carenza di personale tecnico.

In questo contesto, l’Amministrazione, che si è mossa negli strettissimi spazi concessi dalla legge assicurando i servizi indispensabili in costante regime di gestione provvisoria, non è stata nella materiale e giuridica possibilità di programmare ed eseguire gli interventi necessari alla conservazione del bene. Va pure detto che, ad onta “del persistente disinteresse dell’Ente proprietario/detentore” e del fatto che tutta l’area ed il bene versano in stato di vergognosa incuria negando al bene la dignità che merita”, codesta Soprintendenza non ha, evidentemente, ritenuto di azionare i poteri di cui all’art, 33, comma 6 D.Lgs. 42/2004, segno evidente che ha valutato non sussistente l’urgenza che le avrebbe imposto un intervento immediato”.

 


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