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Rimmel Book Intervista a Loredana Berardi

Scritto da il 1 Dicembre 2018

Capelli biondi, sorriso semplice, occhi veri. Lei è Loredana Berardi, autrice di “Un angelo accanto” (libro autobiografico, arrivato oggi alla terza ristampa, in cui narra, sotto forma di diario, lo straordinario rapporto con il suo angelo custode) e di “La tempesta dell’anima” (una profonda storia di solitudine e vuoto interiore che porta una donna a trasgredire per colmare le sue mancanze). Oggi Loredana torna sulla scena con il terzo libro autobiografico “Dentro l’oscurità”, proiettandoci negli anni ’80, anni di piombo, di Brigate Rosse, di rivolte e di camorra. E’ la storia della sua vita dentro il carcere minorile di Torino “Ferrante Aporti” e poi nel carcere di massima sicurezza a Novara, dove il padre comandava il corpo di Polizia Penitenziaria trovandosi costantemente sotto scorta. Dodici anni di negata libertà, di una figlia e di una ragazza in preda alla paura, alla bulimia e all’autolesionismo, anni in cui la scrittura è l’unico ossigeno per restare in vita.

“Dentro l’oscurità” è un intreccio tra la vita personale dell’autrice, la quale scoprirà poi un’adozione da sempre nascosta (quella che credeva sua madre, in realtà, era la sua matrigna) e la società criminale nella quale si trova a vivere. Nel carcere, trasformatosi nella sua seconda casa, arriverà il noto criminale Renato Vallanzasca, causando innumerevoli rivolte carcerarie, assassinii e violenze sotto gli occhi del mondo. E’ in questo luogo angusto e violento che Loredana incontra alcuni terroristi, con i quali, grazie alla sua collaborazione con il giornale dedicato ai detenuti, instaura un rapporto e dai quali ascolta storie forti, quasi surreali alle volte, ma assolutamente vere.

La libertà della protagonista risulta essere un’incognita costante, fino alla pensione del padre e al conseguente inizio di una nuova vita, nella quale affronta le sue paure, riemerge dalle sue ceneri e urla al mondo la sua storia.

Quella di Loredana Berardi è la nascita e al contempo la morte in una società aggressiva, ma è anche la dimostrazione che ci si può rialzare, più forti di prima!

Noi di Radio Milazzo abbiamo avuto il piacere di intervistarla.

C’è una storia personale che ti è stata raccontata in carcere e che ti ha segnata più di altre?
Assolutamente si. Un giorno mi son ritrovata di fronte un detenuto dal sorriso sincero, affabile, simpatico; mi aveva fatto una buona impressione. Quando chiesi a mio padre perché mai un uomo dall’aspetto così cordiale si trovasse in carcere, lui mi rispose che quell’uomo aveva ucciso la moglie, l’aveva tagliata a pezzi e l’aveva gettata via in un sacco nero. Rimasi basita. Avevo solo 10 anni”.

La paura è stato un dettaglio rilevante nella tua vita, cosa ti dava la forza di reagire?
La scrittura, mi rifugiavo in un mondo tutto mio e sognavo che la mia vita cambiasse. Volevo fare la scrittrice e raccontare storie al mondo. Oggi ci sono riuscita e sono molto soddisfatta di questo”.

RIMMEL è il programma di Radio Milazzo dedicato alle donne e proprio qualche giorno fa si è celebrata la giornata contro la violenza di genere. A proposito di paura e di donne, c’è un appello che vorresti fare a tutte coloro che hanno paura, così tanta paura da non denunciare?
Parlo a seguito di un vissuto personale caratterizzato da violenze psicologiche, ho sofferto di bulimia, autolesionismo, attacchi di panico e tante volte ho avuto paura di precipitare in un baratro, ma allo stesso tempo avevo anche paura di essere aiutata, perché il giudizio della gente è sempre più grande di te quando sei debole. Poi invece sono risorta dalle mie ceneri, mi sono fatta forza e ho gridato al mondo quello che avevo dentro. Ecco allora che a tutte le donne vittime di violenza dico “forza, denunciate!”. La denuncia è il primo passo per la vita. Perché vivere è meraviglioso, davvero”.

– Perché consigli la lettura di “Dentro l’oscurità”?
Perché è la dimostrazione che possiamo farcela, sempre, anche quando sembra impossibile. E’ un’ autobiografia, è reale, e questo è sicuramente uno stimolo in più per prenderne esempio”.


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