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“Una rosa bianca”. La drammatica storia di Graziella Recupero raccontata nel borgo di Santa Lucia del Mela

Scritto da il 24 Novembre 2019

Era il 1956 quando Graziella Recupero, allora diciannovenne di Barcellona P.G. (ME), venne uccisa dalle violente coltellate di Carmelo, l’innamorato respinto che non riusciva a darsi pace.

Un caso di stalking consumato nel silenzio e che ha interrotto il futuro della giovane donna a pochi passi dal diploma.

La tragica storia, da sempre tramandata in forma orale, è stata ricostruita e liberamente rielaborata da Flaviana Gullì e da Gaetano Mercadante nel testo “Una rosa bianca” (Giambra Editori).

Un fiore fortemente simbolico che sin da subito svela il candore e l’innocenza della vittima. Ma il fiore è anche il dono che Antonio, il giovane che avrebbe dovuto sposarla dopo il diploma, lascia sulla tomba della giovane nel primo capitolo del romanzo.

«Con il nostro lavoro – dichiara Flaviana Gullì – abbiamo voluto restituire al pubblico la vera identità di Graziella e farne un simbolo di dignità e coraggio per tutte le ragazze che devono trovare la forza di opporsi ai loro aguzzini, riconoscendo il vero amore che è essenzialmente fatto di rispetto. Esistevano diverse versioni popolari delle vicenda, alcune delle quali fornivano un alibi all’assassino. Dopo la pubblicazione del romanzo molti barcellonesi, non solo anziani, hanno avuto l’opportunità di ricordare Graziella come una ragazza dolce, sensibile, senza grilli per la testa, che non meritava di essere uccisa».

Una storia struggente e piena di dolore raccontata al pubblico nell’Ex Carcere Borbonico di Santa Lucia del Mela (ME).

 

«Siamo riusciti a risalire alla personalità della ragazza leggendo i diari personali e parlando con uno dei tre fratelli. Attraverso le nostre ricerche abbiamo ricostruito l’epoca in cui è vissuta, le abitudini e il modo in cui vivevano le donne. Ci siamo ispirate ai racconti delle nostre madri e alla loro vita quotidiana finendo per trovare dei punti di contatto con le nostre vite: Graziella ha lo stesso nome di mia madre ed è stata accoltellata il giorno del mio compleanno, il 25 giugno. Gaetano Mercadante pensa spesso al fatto che se Graziella non fosse morta sarebbe stata coetanea di sua madre».

Il pubblico è stato coinvolto dalla lettura di alcuni passi del romanzo a cura dell’attore e regista Giuseppe Pollicina.

L’evento è stato introdotto dal Sindaco Matteo Sciotto e moderato dalla Dott.ssa Donatella Manna.

Durante il dialogo con gli autori è stato messo in luce il difficile e intenso percorso di ricostruzione, che spesso ha messo a dura prova gli autori essendo un tema molto delicato.

Gli autori hanno recuperato gli articoli pubblicati sulla Gazzetta del Sud e ascoltato le memorie di chi, Graziella, l’ha conosciuta davvero.

Grazie alla disponibilità del fratello della vittima, hanno potuto consultati anche gli atti processuali.

Tutto il materiale raccolto, comprese le immagini, si trovano in appendice.

«Quello che ci ha commosso di più è l’aver avuto a che fare con gli effetti personali di Graziella: il suo diario, la maglietta, le scarpette e i libri macchiati di sangue, i suoi quadretti. Il materiale era stato conservato gelosamente in una scatola dalla madre insieme ad alcune ciocche di capelli. Questo ci ha fatto pensare all’enorme amore della madre che dopo tanti anni non riusciva a separarsi dalla figlia, a sentire il suo profumo attraverso gli oggetti più cari, a cercare di immaginare il suo futuro, leggendo e rileggendo le sue pagine di diario».

 

L’evento è stato concluso dall’intervento della psicologa Dott.ssa Francesca Impalà che, nel quadro della continua lotta contro la violenza di genere, ha messo in luce alcuni aspetti psicologici dell’uomo violento.

È stato ricordato come l’assassino di Graziella, dopo il 23 anni di Ospedale Psichiatrico Giudiziario, si sia tolto la vita nel cortile di casa.


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